Dedicato a tutti coloro che sono mossi da un profondo spirito di ricerca e di riflessione intorno ai principali quesiti dell’esistenza, “Gaia e la scienza della vita” è un romanzo scientifico che ha come protagonista una giovane ricercatrice della verità. Gaia non conosce l’origine di quella sua inquitudine, di quello strano senso di smarrimento che si impadronisce di lei quando pensa alla sua vita, al mondo che la circonda e ai significati legati agli eventi di cui sembra essere una passiva testimone. In un momento di stasi apparente, ad un passo dalla resa ad un futuro di confusione e superficialità, sente parlare per la prima volta di scienza moderna. E da quel momento in poi, la sua avventura ha inizio.
Spesso Gaia aveva la netta impressione di essere a corto di discorsi. Guardava le sue compagne parlare per blocchi interminabili di minuti, toccando una serie infinita di argomenti, e si chiedeva come si potesse contenere tanto materiale in una testa così piccola.
In realtà non credeva fosse necessario spendere così tante energie per descrivere i bottoni fashion del nuovo modello di giacca, o la faccia sbigottita della vicina di casa alla vista del nuovo motorino. Come potevano esserci così tanti particolari in un oggetto così insignificante, o nell’espressione del volto di una ragazzina di appena quattordici anni?
Eppure ascoltava, pazientemente, simulando un mal interpretato interesse. Le sembrava, di tanto in tanto, di osservare se stessa dal di fuori: poteva vedere lo sguardo forzatamente fisso, la nuca che ritmicamente si muoveva nell’atto di annuire e offrire consenso all’oratrice di turno, sentiva le mascelle tendersi in un finto sorriso (laddove il tema lo richiedesse), i denti che digrignanti ostentavano piccole risatine. Nella distrazione di qualche istante, le sembrava anche di sbagliare il canale comunicativo: un commento beffardo nel bel mezzo di un racconto triste, uno scrollone di disappunto durante la trama di un film. Ma non aveva importanza, tutto sarebbe finito e svanito nell’universo del futile e del mai più ricordato…
Nonostante gli sforzi, Gaia non riusciva a legare, mai davvero, con qualcuna delle sue coetanee. Pensava di non essere abbastanza socievole, in fondo, e di non avere le stesse qualità delle altre. “Se fossi molto bella”, ogni tanto diceva a se stessa, “forse non mi farei tanti problemi e non mi chiederei tante cose”. Avrebbe forse passato più tempo a passeggiare sotto i portici scambiandosi sguardi suadenti con i ragazzi oppure, se fosse stata più ricca, avrebbe speso molte più energie a scegliere l’abbigliamento giusto, piuttosto che perdersi nei libri di narrativa e nei romanzi. Forse il suo cuore avrebbe gioito tante più volte nel condividere, almeno, qualcosa con qualcuno. O forse avrebbe solo rimandato quell’amaro dialogo, ininterrotto, con se stessa. Quella sete di conoscenza, quella voglia di rispondere ai mille perché che affollavano la sua mente.
E mentre ascoltava parole vuote e discorsi senza sostanza, Gaia rammentava a se stessa che no, non poteva essere tutto lì, la vita non poteva essere solo una serie di altalenanti esperienze, in fondo simili per tutti, in cui non si intravedeva un briciolo di significato e di via d’uscita.
Solo che, al momento, non scorgeva nemmeno da molto lontano la sua luce.
Tratto dal Prologo, Gaia e la scienza della vita, 2010.
Per acquistare il libro clicca qui




Dopo aver letto questa parte di prologo mi sento come se avessi appena assaggiato una pietanza buonissima che però non ho ancora avuto modo di avere davanti agli occhi… quando potrò gustare il mio piatto allettante???
Alessia
Da: Alessia su 9 febbraio 2010
alle 21:58
Ciao! il libro è attualmente in fase di revisione, ma ci siamo quasi. Credo che potrà essere pubblicato nell’arco di qualche settimana, ad oggi, massimo un mese. Poi, non resterà che sperare che il piatto sia ben condito!
A presto e grazie per il tuo commento.
silvia
Da: gaiaelascienzadellavita su 10 febbraio 2010
alle 12:45